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Parlerò di #Cybernet. Anche se molti di voi non hanno idea di cosa vuol dire Cybernet, di cosa è quel cancelletto, di cosa è ircnet e la sua storia. Parlerò di un canale che ha fatto la storia dell'informatica e dell'hacking. Parlerò di come tutti abbiamo ascoltato i suoi ultimi battiti e l'abbiamo visto morire lentamente. Soprattutto, quella che segue è la cronaca del giorno in cui ho pensato: "Non c'e' piu' nulla da fare. #Cybernet è morta." Roma, 1998. Fu una specie di Shock: Eravamo in un periodo molto caldo per il canale, i Numeri Verdi di connessione a internet, erano diventati praticamente di pubblico dominio. Mezza ircnet sapeva che esistevano , un quarto di ircnet li utilizzava, l'altro quarto li elemosinava in giro come se fosse acqua per assetati. Il canale aveva praticamente perso del tutto la sua identità: Chi parlava in pubblico era gente mai vista prima. Gli altri, i vecchi, gli "elite", erano chiusi in un mutismo rassegnato blindati dietro query segrete one to one. Era il periodo delle Key al canale, il periodo ( anche se fu breve ) in cui NON a tutti veniva dato lo status di Operatore. Era un periodo in cui chi aveva a cuore la sorte del nostro storico canale, pensava a come poterlo salvare dalla fossa in cui, inesorabilmente, stava scivolando. Erano i tempi di nick altisonanti...che andavano a finire nelle cronache online di hacking, altre volte direttamente nelle mani della polizia postale. Erano i tempi dell'hacking italiano... e stavano finendo. Si sentiva nell'aria che qualcosa stava morendo. il gruppo forse, l'IDENTITA' per altri... forse stava morendo un "entità Cool" di cui molti si sentivano parte , io per ultimo. Un pezzetto di storia dell'informatica era stato attaccato ferocemente alle caviglie d'argilla. E le oscillazioni del gigante si palesavano ogni giorno di piu'. Fino al punto di rottura. Accecante come un lampo nel buio completo. Lacerante come una rasoiata sui coglioni.
Akuma Dixit -
- commenti (2) - Archiviato in racconti, storie dalla stanza dei bottoni E con questa tua visita siamo a *loading*! ancora presente su queste pagine. Ricordi che tornano alla memoria cosi', per caso, e che voglio tenere qui, su questo blog, a memoria futura. Forse un paio di anni fa. Roma Monteverde, Autunno. Chi legge qui, quasi sicuramente conoscerà Il_fabbro. Un nome, Un programma, come qualcuno saprà. In realtà il suo nome è Stefano ma per noi, è sempre stato Il Fabbro. Un nomignolo dettato dalla sua conformazione fisica associata ai suoi modi di fare e al suo modo di parlare che, spesso, non sono quelli delle grandi scuole inglesi. Dovreste conoscerlo Il Fabbro: prima o poi arriverà una sera in cui non potrete fare a meno di associarlo mentalmente a Thomas Miliam e ai suoi grandi poliziotteschi italiani anni 80. Grande sagoma, grande personaggio dal cuore , in fondo, sempre tenero. Ero in macchina con lui, una sera di un paio di anni fa. Avevamo intenzione di passare da casa sua, organizzarci un pochino e poi , magari , uscire per la sera. Succede che, parlando del piu' e del meno in macchina, come accade alle volte, lui si sia accorto in ritardo di uno stop ad un incrocio. Nulla di eccessivamente preoccupante: semplicemente , una volta che l'incrocio lo avevamo impegnato, istintivamente si è deciso di proseguire obbligando cosi' una macchina che proveniva da un altra via a forzare una frenata per evitare un eventuale impatto. Succede. Càpita, alla guida. Tanto chenon ci fecimo nemmeno caso piu' di tanto. Le altre macchine non clacsonarono, la dinamica non era stata cosi' tanto adrenalinica, insomma. Procedemmo lentamente insieme alla coda di macchine per la via. Guardai lo specchietto. La macchina che aveva frenato all'incrocio prima erqa dietro di noi. Non ci feci caso piu di tanto. Svoltammo in una via secondaria ed essa svoltò subito dopo di noi. Guardai lo specchietto retrovisore: alla guida c'era un ragazzo: il tipo coatto di borgata, capello corto, spalle larghe, probabilmente il solito , triste cappellino da baseball con la visiera, non ricordo bene. Accanto a lui, una ragazza minuta. Probabilmente la sua fidanzata. Altra svolta, la macchina sempre dietro di noi. "Stè...mi sa tanto che il tizio ci sta seguendo..." Occhio di stefano allo specchietto retrovisore. "Eh..fallo seguì che me lo pia in mano ridendo...." Le massime del Fabbro :) Altra svolta. Il tipo dietro di noi ha chiaramente deciso di dimostrare alla sua ragazza la sua virilità di maschio pilota italiano con le palle. Che poi abbia sbagliato clamorosamente persona è una cosa che vedrete continuando a leggere. Fine della corsa. Stefano svolta a destra, imboccando un vicolo cieco che termina con l'entrata del giardino di casa sua. Avrei pensato che, essendo una strada senza uscita, "l'inseguimento" sarebbe finito là. E invece, dimostrando palesemente di voler cercare lo scontro verbale e probabilmente fisico, la macchina dietro di noi ci segue fino in fondo. "Stè... ma è entrato! Guarda se mo ce tocca litigà eh..." L'aria inizia a farsi tesa. Stefano riguarda lo specchietto. Poi, stoico: "Nooooo....e chi litiga... ma a chi je va de litigà! al massimo se mena da solo, ma no lo vedi che è..." Scendiamo dalla macchina e , senza guardarlo, ci dirigiamo al citofono. Lui è sempre là , dietro di noi: una specie di presenza pesante che si avverte nell'aria. La mamma di Stefano esce ad aprirci. "Sente" nell'aria anche lei una certa tensione. "Ma..stefano, ciao... dovete entrare? Ma...loro..stefano... loro chi sono?" La mamma di stefano è tesa, visibilmente. Io zitto in attesa degli eventi. "Niente mà niente... tranquilla..." "Stefano, ma perchè stanno là? perchè non scendono? chi è quel ragazzo?" " aaaaa mà...e chi è? e chi è? mo m'hanno rotto er cazzo e te lo dico io chi è..." Stefano comincia a indietreggiare un passo alla volta verso la macchina del tizio "è uno che me sta a seguì da mezz'ora ... e m'ha già rotto er cazzo!" Altri passi in direzione della macchina. "è uno che s'e' perso l'orologio..." La mamma di stefano "-...l'orologio?" Stefano a due passi dalla portiera del tizio:_ "eeeh! s'e' perso l'orologio e MO' STA A CERCA' LA SVEJA MORTACCI SUA!" Immediata retromarcia furiosa della macchina del coatto di turno che scompare, coda tra le gambe, in mezzo al traffico di Roma. Una delle scene da raccontare a figli e nipoti!! GRAZIE FABBRO :) La mia fidanzata ed io eravamo insieme felicemente, da più di un anno. La decisione di sposarci fu naturale. I miei genitori ci aiutarono in tutti i modi possibili, i miei amici mi assecondavano,la mia fidanzata era un incanto. Sembrava tutto perfetto. Solo, c'era una cosa che mi dava molto fastidio: la migliore amica di lei. Era intelligente e sexy, alle volte mi faceva il filo, turbandomi parecchio. Un giorno, l' amica della mia fidanzata mi telefona e mi chiede di andare a casa sua per aiutarla con la lista degli invitati almatrimonio. Ci andai. D'altronde lei era come se fosse la sorella della mia ragazza. Che male ci sarebbe stato? Era da sola e quando arrivai, mi sussurrò che, siccome dovevo sposare la sua migliore amica, e ra giunto il momento di confesarmi delle cose che non aveva mai avuto il coraggio di dirmi. Si aprì completamente, con fare malizioso, confessandomi che aveva certi sentimenti e desideri verso di me , e che non voleva più nasconderli. Prima di sposarmi e compromettere la mia vita e quella della sua migliore amica per sempre, voleva fare l'amore con me per una volta sola. Me lo disse chiaro, come se lo avesse in mente da sempre. Voleva fare l'amore con me, subito, senza problemi. ¿Cosa potevo dire?. Ero talmente sorpreso, che non dissi una parola. Mi anticipò lei: 'Ora andrò in camera, e se lo desideri, entra e sarò tua.' Mi volto le spalle e lentamente si allontanò dirigendosi verso la camera da letto al secondo piano. Ammirai il suo meraviglioso fondo schiena che si muoveva al salire le scale. Mi alzai dalla poltrona e rimassi lì in piedi per un po... Un mare di pensieri mi assali' : Potevo farlo? Lo potevo considerare come un addio al celibato? E se la mia ragazza lo fosse venuta a sapere? D'altronde però, una strafiga come lei, non mi sarebbe ai capitata... A un certo punto presi una decisione. Allora mi girai e andai alla porta d'ingresso. Poggiai la mano sulla maniglia, tirai un lungo respiro e mi voltai a guardare le scale, ormai vuote. Aprii e uscii.. A passo svelto mi incamminai verso la macchina, con una mano in tasca alla ricerca delle chiavi di apertura della portiera: Mi attendeva una sopresa! La mia fidanzata mi saltò al collo, all'improvviso raggiante di felicità! Tuffò i suoi occhi azzurri e bellissimi nei miei e piangendo mi disse 'Sono felice Amore.... Felice e orgogliosa di te. Hai passato la mia piccola prova. ...non potevo scegliere un miglior uomo come sposo. Ti amo ! Ti amo!' Ricambiai il suo sguardo di bambina delicata, la mia voce quasi rotta dall'emozione: "Non avresti dovuto avere dubbi, piccolina! Sei l'unica, l'unica donna per me!" MORALE: Lascia sempre i preservativi in macchina
Akuma Dixit -
- commenti (5) - Archiviato in racconti, humor E con questa tua visita siamo a *loading*! Ho iniziato a pensare alle feste, "tanto per sciogliermi un po'", mi dicevo. Alla fine, però, un pensiero ha portato ad un altro, e mi sono ritrovato ad essere qualcosa più di un semplice pensatore casuale. Iniziai a pensare da solo. "Posso smettere in ogni momento", mi dicevo, ma sapevo benissimo che non era vero. Pensare diventava una cosa sempre più importante per me, un'ossessione, e alla fine mi sono ritrovato a pensare tutto il tempo. A lavoro, persino. Sapevo benissimo che pensiero e lavoro non vanno per nulla d'accordo, ma non potevo farci nulla. Iniziai persino ad evitare i colleghi, a pranzo, per poter mangiare da solo, leggendo Kafka, o Stendhal. Ritornando poi in ufficio, stordito, confuso, chiedendo a chiunque passasse di là "Scusi, ma cosa ci facciamo noi qui?". Non mi curavo degli sguardi scandalizzati degli altri, non mi interessava che le persone si allontanassero. Avevo il mio Orwell, e mi bastava. Le cose non andavano bene neppure a casa. Una sera, d'improvviso, sentii il bisogno di spegnere la TV e chiedere a mia moglie quale fosse, secondo lei, il senso della vita. Il risultato fu quello di farla scappare via, sbattendo la porta, e farle passare la notte a casa della madre. In poco tempo mi trovai etichettato come pensatore pesante. Un giorno il mio capo mi chiamò nel suo ufficio. Mi disse, col suo miglior tono paternalistico, "Senti Rick, mi piaci un sacco, lo sai, e non puoi capire quanto mi faccia star male dover essere io a dirtelo... però questo tuo continuo pensare sta diventando un problema... Se non la smetti di pensare a lavoro... credo proprio che sarai costretto a trovartene un altro." Questo mi ha dato molto da pensare. Dopo la mia discussione col capo tornai direttamente a casa. Cercai mia moglie. "Tesoro", le dissi, "stavo pensando..." "Lo SO che stavi pensando" rispose lei, infuriata, "e io... voglio il divorzio." La guardai sconcertato: "Suvvia tesoro, non è così grave come pensi... è solo un pensierino una volta ogni tanto..." "Sì che è grave", mi rispose lei con tutta la rabbia che aveva accumulato in quelle settimane, "pensi più di un professore universitario, e guarda, guarda come sono ridotti! Se continuerai a pensare così ti ridurrai come loro!" "Questo sillogismo è fallace", le dissi, ma mentre stavo per spiegarle il motivo iniziò a piangere, e ad urlare frasi sconnesse. Non ne potei più ed uscii, sbattendo la porta. "Me ne vado in biblioteca", le urlai, quando ormai probabilmente lei già non poteva più sentirmi. Mi diressi verso la biblioteca. Avevo bisogno di un goccetto di Nietzsche, di quello forte. Lasciai la macchina nel parcheggio, buio e vuoto, salii le scale dell'antico edificio, ma trovai la porta chiusa. Inizia a sbattere i pugni, e a gridare, gli occhi rossi dalla rabbia la bava alla bocca dal desiderio di leggere, conoscere e sapere. Crollai pian piano a sedere, i pugni stretti e le nocche sbiancate, scosso dai singhiozzi. Mi portai le mani al viso. Fino a che punto mi ero spinto? Pensare poteva valere mia moglie, quella leggiadra velina con la seconda elementare? La partita di calcio della domenica? Il mio lavoro come piazzista? Le serate davanti al Grande Fratello? La discoteca? Quella notte mi feci coraggio e giurai a me stesso che ne sarei uscito. Entrai in una comunità di recupero, i Pensatori Anonimi. Il processo di disintossicazione fu lento. I primi giorni urlai, mentre bruciavano la mia bibliografia completa di P.K. Dick, sostituendola lentamente con libri di Moccia, ma pian piano riuscii a diminuire le dosi di lettura. Alla fine riuscivo a passare intere giornate davanti a repliche di Amici della De Filippi senza sentire minimamente il desiderio di aprire un libro. E' vero, ebbi un paio di ricadute quando qualche infermiere incauto lasciò una copia della Divina Commedia in bella vista su una credenza, ma fortunatamente riuscirono a bloccarmi ed a togliermela prima che arrivassi al canto decimonono. Ora finalmente sono libero di tornare a guardare i Vanzina. E la vita è tornata a sorridermi di nuovo. Io e mia moglie ci siamo riappacificati, ed ho ancora il mio lavoro. Oggi ho voluto raccontarvi la mia esperienza, affinché vi serva da esempio e da monito. Fatene tesoro, perché nessuno di voi si trovi mai nel baratro del pensiero.
Akuma Dixit -
- commenti (2) - Archiviato in racconti, humor E con questa tua visita siamo a *loading*! Non gli ho chiesto il permesso di trascriverla dal suo blog, ma sono sicuro che non sarebbe contrario. La riporto qui perchè mi ha fatto sorridere, come tutti i suoi scritti del resto, e pensare. La verità è la fuori. O forse è qui, mischiata in mezzo a noi. Non ce la faccio a credere che siamo soli. Incontri Ravvicinati. Roma, Trigoria – Tenuta Vaselli 22:30 Era la fine di una lunga giornata di lavoro, dopo aver passato la serata come al solito tra letture, computer e musica decido che ormai è quasi tempo di coricarmi. Fuori è buio, e solo le stelle ed una parte dei lampioni del mio viale, tentano di respingere le tenebre che si addensano all’esterno della casa. Quella sera ero strano, sentivo una sensazione come di disagio addosso, come se ci fosse stato qualcuno a spiarmi, ad osservare i miei movimenti, come se ci fosse stata una presenza a scrutarmi di nascosto, senza che io a mia volta riuscissi a vederla. Tanto era forte questa sensazione che mi trovai a girarmi di scatto un paio di volte per guardarmi dietro, ma niente. Dovevo rilassarmi, forse tutto lo stress del lavoro che tengo ad accumulare dentro (data la mia indole) alla fine si fa strada fuori di me inconsciamente dandomi questo senso di ansia. Così vado al frigo, prendo una bottiglia di coca, e mi sparo una trangugiata a garganella; rutto, cerco l’accendino (che non trovo) quindi vado ai fornelli, li accendo e mi ci accendo una sigaretta. Appoggio la schiena al ripiano cottura e tiro su un paio di boccate che mi danno un po’ di relax. Fatto ciò inizio a camminare un po’ per la stanza, se fumo e sto fermo fumo male. Mentre cammino butto un occhio allo specchio, e guardando il riflesso mi immagino di vedere qualche strana figura sbucare dietro di me (tanto sto in paranoia quella sera), alla fine spengo la sigaretta e mi appropinquo alla camera da letto. Per arrivarci sono costretto a passare davanti al ritratto di una bambina che sta incorniciato vicino al cesso. La stronzetta mi guarda fisso con una faccia che non promette niente di buono, mela spizzo un attimo con lo sguardo di Cino quindi alzando la mano di sguincio a paletta e la mando a fare in culo. “Ce manchi solo te stasera eh?” Entro in camera da letto. Nel letto la sensazione di disagio non si affievolisce, anzi, aiutata dall’oscurità, aumenta . Per completare poi il mio splendido stato d’animo ci si mette pure un vento gelido a soffiare fuori dalle imposte, quei venti dal film dell’orrore che sembrano una mandria di lupi in calore. “Pefetto…” dico tra me e me, e penso quasi di dormire con la luce accesa quella sera. Poi ci ripenso, l’ultima volta che ho dormito con la luce accesa è stato mentre leggevo "L’ombra dello scorpione" di Stephen King almeno otto anni prima. Imparanoiato comunque, quella notte, ogni ombra sembra una figura, ogni rumore mi fa saltare. Mi costringo a tenere gli occhi ben serrati e a divagare con la mente su cose ben più piacevoli per rilassarmi. Alla fine cado tra le braccia di Morfeo, ma è un sonno ad intervalli agitato, leggero. Mi giro mi rigiro, a metà notte mi trovo perfettamente sveglio di colpo, e la sensazione di disagio e di essere osservato è così forte che ho quasi paura a muovermi. Sto in tensione ed ogni movimento è accompagnato da uno scricchiolio del mio corpo, come fosse di legno, tanta è la tensione che ho dentro. Sono sdraiato pancia in su nel letto, la stanza è stranamente illuminata, riesco infatti a vedere chiaramente tutti i mobili e gli oggetti, l’armadio, i comodini, la Tv spenta. Tanto che mi chiedo da dove venga tutta questa luce, visto che di solito se mi sveglio nel cuore della notte non vedo proprio nulla. Con uno sforzo di volontà giro la testa a sinistra, e non c’è niente, la testa a destra, niente, dandomi dello scemo, chiudo gli occhi e mi giro con tutto il corpo verso il lato sinistro del letto, affondo bene la guancia nel cuscino, riapro gli occhi E mi trovo il suo volto a 5 cm dal naso. Ha un enorme testa bianca, e due occhi tutti neri grandi come palle da biliardo che mi fissano inespressivi. Il mio cervello in una frazione di secondo associa la figura alla razza aliena conosciuta con il nome di Grigi. Quindi l’ipofisi inizia a pompare a piene canne l’ormone della cacarella nel mio culo ed in un micron di secondo mi fa compiere in sequenza le seguenti azioni: 1) Urlo risucchiato (L’urlo risucchiato non è quello in cui si espira l’aria di botto ed esce un suono potente tipo:AAAAAAH! Ma un urlo misto sorpresa e terrore che si attua Inalando l’aria e facendola sbattere contro l’ugola, ed esce fuori come un: IIIIIIIIIIIIIIH!!!! (strozzato) 2) Spinta con potenza sovrumana della coperta sopra di me oltre il mio corpo 3) Balzo felino fuori dal letto alla velocità del suono 4) Corsa per la vita. Schizzo fuori dal letto senza nemmeno guardarmi indietro (Io sono quello che dice sempre che vorrebbe avere un Contatto con esseri da altri mondi) Corro come se avessi il fuoco al culo, mi avvicino alla porta di intersezione tra cucina e salone ed un brivido mi gela il sangue…L’ho chiusa a chiave quella sera? Spesso lo faccio…mi lancio nel buio totale sulla maniglia, l’abbasso…SI APRE!!! DIO SIA LODATO!!! Entro in salone, e con una botta di reni cerco di rallentare per accendere la luce, il salone è pieno di insidie ed è buio pesto. La mia mano batte sull’interruttore, la luce si accende, ma tanto sto in velocità che il contraccolpo della frenata fa si che la mia mano accenda solo per un secondo la luce e la rispenga subito dopo. “STICAZZI DELLA LUCE” penso, e continuo a correre. Vi giuro non lo so come ho fatto ad arrivare in pochi decimi di secondo sulle scale che portano al piano supeiore, senza: Incollarmi il mobile d’orato, ribaltarmi sul divano, schiantarmi sulle colonne, allungarmi sui pesi. Fatto sta che salgo i gradini 4 a 4, arrivo sopra e corro fino alle porte di legno della cucina. Fuori il vento fischia, I cagnetti dentro abbaiano e fanno un casino d’inferno. Sentendomi arrivare a tromba si sono agitati e sembrano due allarmi svociati. Mi appoggio alle assi di legno della porticciola della cucina, ansimante, tremante, stralunato. Il cuore pompa a 3000, e mi sento vibrare come se mi avessero ficcato un vibratore su per le chiappe. Rumore di passi dalle scale…del piano di sopra, è mio padre. “Cazzo è sto casino?” Io sto li che sudo e tremo e non so che dire. “K’hai fatto? Aho K’hai fatto?” “Ehh papà, mesà che…mesà che ce sta qualcuno giù” “A Dà ma che stai a di? Chi ce sta?” “A papà ho visto qualcuno che ne so…stava in camera mia, “Annamo a vedè va.” Poi non lo so perché, sene è uscito: “Ma che hai visto n’alieno?” “Aho ma come fai a sapello? Mesà che era proprio n’alieno…” “LA DEVI DA FINI’ DE ANNA’ AI RADUNI DE UFOLOGIA!!! POI TE IMPRESSIONI E VEDI ALIENI IN CAMERA DA LETTO…” Vabbè, scendiamo, accendiamo tutte le luci, entriamo in stanza, guardiamo ovunque, pure sotto al letto e niente. Mentre torniamo su (quella sera ho dormito in torretta) mi fa: “E comunque non poteva esse entrato…ho messo pure l’allarme stanotte…” E co sta chicca di mio padre ,secondo il quale l’allarme impedisce agli alieni (super tecnologici che superano lo spazio-tempo) di entrare dentro casa, termina la mia avventura. A papà…ma vaff…. Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini.
Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la pazzia come sempre un po' folle propose: "giochiamo a nascondino!". L'interesse alzò un sopracciglio e la curiosità senza potersi contenere chiese: "a nascondino? di che si tratta?" "é un gioco -spiegò la pazzia - "in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a un milione mentre voi vi nascondete, quando avrò terminato di contare il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco". L'entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall'euforia. L'allegria fece tanti salti che finì per convincere il dubbio e persino l'apatia, alla quale non interessava mai niente.... però non tutti vollero partecipare. La verità preferì non nascondersi. Perché farlo,se poi tutti alla fine la scoprono? La superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arricchirsi. "UNO,DUE,TRE..." -cominciò a contare la pazzia. La prima a nascondersi fu la pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso. La fede volò in cielo e l'invidia si nascose all'ombra del trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sull'albero più alto. La generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcun'altro dei suoi amici. Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la voluttà. Una folata di vento? Magnifico per la libertà. Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole. L'egoismo, al contrario trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sé.
La menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non e' vero, si nascose dietro l'arcobaleno!). La passione e il desiderio al centro dei vulcani. L'oblio....non mi ricordo...dove? :) Quando la pazzia arrivò a contare 999.999 l'Amore non aveva ancora trovato un posto dove nascondersi poiché li trovava tutti occupati; finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori. "un milione!" - contò la pazzia. E cominciò a cercare. La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra. Poi udì la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l'invidia e poté dedurre dove fosse il trionfo. L'egoismo non riuscì a trovarlo: era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c'era un nido di vespe. Dopo tanto camminare, la pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scoprì la bellezza. Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi. Alla fine trovò un po' tutti: il talento nell'erba fresca, l'angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l'arcobaleno e infine l'oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino. Solo l'amore non le appariva da nessuna parte. La Pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muovere i rami. A quel punto, all'improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell'amore! La pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse,pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida. Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla terra, l'amore e' cieco e la pazzia sempre lo accompagna.
Akuma Dixit -
- commenti (2) - Archiviato in racconti, ti consiglio di leggere E con questa tua visita siamo a *loading*! E devo dire che io l'ho passata anche in maniera piuttosto particolare. Diciamo che la notte di pasqua abbiamo fatto tardi con gli amici. Diciamo che l'appuntamento per il sacro pranzo fuori porta di pasquetta era fissato per le dieci del mattino dopo. Diciamo anche che io, tra 'na fregnaccia e n'altra, invece di andare a letto alle due e mezza del mattino come tutti gli altri, mi sono chiuso a GTAIII tutta la notte e sono andato a letto praticamente all'alba. Detto questo, secondo voi, i bookmaker a quanto lo davano "gregory puntuale all'appuntamento delle dieci?". Ecco. Appunto. Morfeo vegliava attento sul mio sonno quando l'orologio segnava tristemente quasi l'una del pomeriggio. Apro gli occhi, prendo il telefonino e chiamo il resto della truppa. "'A EX AMICO." - Carmelo mi apostrofa amichevolmente in questo modo quando a occhio e croce vuole significarmi che sono l'ultimo facilmente depennabile della lista dei suoi amici. "Noi ce semo tutti. NOI." - altra sottolineatura, altra fucilata nei coglioni utile a farmi sentire ancora piu' in colpa. "Eeeeeeehvvabbeh, non je l'ho fatta... GTA m'ha tradito ieri notte che ce posso fà! Ma voi ndo state?" "Guarda che...semo partiti una ventina di minuti fà! se monti in macchina ce raggiungi!" Mi si accende una lampadina. "Ah si?...ma ndo state annà?" "Ma guarda..manco tanto lontano..Bolsena... " "Ah...a du asteroidi dalla luna, praticamente." "Ma checcazzo stai a dddi'...saranno una settantina de kilometri!" "Settanta? solo?" - me stanno a pià per culo, me lo sento. "Te dico de si! daje monta in macchina e CORRI che ce ripii" Musica a cannone improvvisamente nel microfono del telefonino. Impossibile continuare la telefonata. Se stanno a divertì come al solito. "ma sai che c'è..." - penso - "che Roma oggi è deserta. che ce sto a fà da solo, qua , oggi? "Massì...Monto in macchina e parto" Drin. Telefonino. Rispondo. "AOh?" - stavolta è fabio - "'a ultimo, che hai deciso? vieni o no?" Checcarini quando fanno cosi'... Decido per una piccola sorpresa. "'a fabbio... ma mo te pare che monto in machina con 40 minuti di ritardo, me la faccio a cannone,pio tremila multe, rischio la vita... pe annà a magnà a Bolsena? ma che ve dice er cervello?" "Sei sempre er peggio aoh! io no o so come devo fà co ttè! Vabeh, vaffanculo da solo va" "Daje fabio, lo sai che te amo no?... magari quando rientrate stasera se vedemo!" "Eh, vabeh, magari se famo 'na pokerata da te?" "eh! magari!" "Vaboh Uccio" - è il mio diminutivo "se beccamo stasera" "ciaò fà!" Attacco il telefonino. Prendo il GPS e seleziono la località. Bolsena. 140 KILOMETRI. Lascio il gps e prendo il telefonino. Sms a carmelo. "140 kilometri. Sete una manica de malati de mente. fidate." Venti minuti dopo sono nella fida Roadster che strilla a 180 kilometri all'ora sull'autostrada. Chiaramente mi aspetto nei prossimi mesi, che la polizia mi invii un pacchetto regalo, con i complimeti di tutto lo staff e la direzione, contenente un mazzo di multe e l'ordine di tagliare la patente. Ho rischiato anche un paio di volte la vita, a dirvela tutta... però un ora e mezza dopo sono a tavola con loro, nonostante arrivo praticamente alla fine del pranzo. La sorpresa è andata bene. La giornata è andata benissimo tra gare con l'arco, il ping pong, il calcio... Mille sigarette a testa e ...chiaramente grappa\amaro\limoncello\"vivaLaStradaleCheTeFerma" Il tempo ha fatto schifo, e abbiamo avuto, in serata, punte di 5 gradi. Un freddo cane, ma ... chissenefrega..siamo stati bene. Benissimo. E... magari siamo davvero una manica di pazzi. Specialmente io, che me la sono fatta in solitaria per praticamente 300 kilometri..però cazzo... se il risultato è una giornata come quella di ieri... partirei di nuovo domattina!
Akuma Dixit -
- commenti (4) - Archiviato in racconti, scazzo E con questa tua visita siamo a *loading*! Lui è steso, seminudo. Respiro lento e braccia abbandonate sopra la testa. Lei è di fianco a lui: una gamba piegata sul suo addome ed il seno, nudo e bellissimo, sul suo costato. Silenzio. Non c'e' molto da dire ora. Ognuno segue i suoi pensieri, ognuno con le sue domande. Giocano le sue dita, impreziosite dalla French manicure fatta di recente, percorrendo lentamente centimetri di pelle nuda, girando intorno all'ombelico, proseguendo sulla divisione leggera del petto. E a lui piace. Gli piace sentire il calore delle sue mani, gli piace sentire il suo viso stretto che respira vicino al suo collo, gli piace da impazzire l'odore dei suoi capelli. "...mi fai il solletico!" "Ma non dirmi" - lei sembra divertita dalla nuova scoperta "soffri il solletico?" "Beh, soffro il solletico praticamente dappertutto!" "Ah si?? E allora vuol dire che quando sarai cattivo con me, saprò come torturarti!" "...no! dai! ti prego! TUTTO tranne che il solletico! picchiami e torturami legato, ma non il solletico! ti racconto una cosa: qualche tempo fa..." Bacio. Il racconto interrotto da un bacio lungo e dolce. Adora le sue labbra tenere. Forse sono cose che si dicono sempre, in casi come questo, ma avrebbe giurato di non aver mai toccato labbra cosi' tenere come le sue. "Hai delle labbra morbide da impazzire, amore...." "Amore". La prima volta che "Amore" era riferito espressamente a lei. Che strano. E' stato istintivo. Automatico. L'aveva chiamata Amore. ".... quella è una parola importante. Non buttarla via cosi' in fretta. " "...non lo so.... io credo che chiamarti "Amore" sia qualcosa piu' di ti voglio bene, e qualcosa meno di "Ti amo"." "...boh... questa tesi non mi convince. Se mi chiami "Amore", vuol dire che....insomma...l'Amore...cioè...tu mi identifichi con...vabeh, lasciamo perdere, mi sono incartata!!" Scoppiano a ridere abbracciandosi. "...quindi tu mi vuoi piu' di "bene", ma meno di "ti amo...." "Chiaramente. Oppure vuoi che ti dico che ti amo?" "sei pazzo da legare" "se vuoi ti dico che ti amo!" "Non ci provare, stupido!" Occhi da film western anni 80 dritti nei suoi occhi, voce impostata - "Ti Amo, principessa." "Ti uccidooooo!" Lei è divertita. sorride con quei suoi denti bianchi mentre gli afferra i fianchi e lo fa ridere, facendogli il solletico. Lui scoppia a ridere, abbracciandola forte nel tentativo di tenerla ferma. Le braccia di lei cedono e si bloccano sulle spalle di lui, tramutandosi in un tenero abbraccio che ferma la scena per qualche secondo. Respiri incrociati nella penombra della stanza. Silenzio. Il volto di lui tuffato nella cascata di luce dei suoi capelli. "Ti voglio bene tesoro" "Ti voglio bene, grè."
Akuma Dixit -
- commenti (7) - Archiviato in racconti, ti consiglio di leggere E con questa tua visita siamo a *loading*! Claudio, Fabio, Gregory. Villa Pamphili. ore 15.00 Il sole è caldo e allegro su un parco pieno di bambini che giocano a pallone e mamme che rubano qualche minuto di relax per abbronzarsi un po'. Le granite di caffè e panna si sciolgono velocemente mentre si chiacchiera del più e del meno. "...aoh, ma com'e' che n'hai chiuso la serranda dell'ufficio?" "...'a Claudio...so le 3 del pomeriggio.. che dici , me rapinano?" "..magari non te rapinano, ma de sti tempi, che cazzo ne sai..." "'mmazza Clà...ottimista come 'n gatto nero eh..." "..." "Va beh che stamo a du' passi...male che va li beccamo dentro e li pistamo come l'uva" "beh, si. minimo. Che poi vai a sapè se non te tirano fori un cortello. Perchè mo' mica te poi piu' permette de litigà con le mani. Mica è che te dai due carci e du pizzoni e finisce tutto là. Po' esse pure che pè 'na stronzata qualunque te tirano fori' er pezzo, o er cortello...." "Chai proprio ragione...certe vorte scappa er morto pè le peggio stronzate..." "s'annamo a fà du scambi a pallone?" "...nnamo?" "..nnamo!" Notte: ore 23.50, appuntamento a Mezzanotte all'obelisco dell'Eur. Gli amici mi aspettano per andare a fare un giro nei locali del Litorale di Ostia. Monteverde è praticamente deserta. Alle 23.00 qua c'e' il coprifuoco da sempre. Monto nella Roadster , con una grande voglia di andarmi a divertire. Squilla il cellulare. "Signor Pxxxx?" "si?" "Mortacci suoi signor Pxxxx, noi siamo qui e la stiamo aspettando, signor Pxxx. Sbrighete signor Pxxxxx, che si fai tardi te spezzo le gambe e te ce pio a carci" "Luca [Nome di fantasia!], sono già in macchina arrivo!" "Daje" Luca. Uno di quelli "amico per sempre, nemico MAI". Luca mena come poche persone ho visto in vita mia. Un amico da sempre, con cui ci si scambia i favori. Uno con cui ci vai a cena fuori e ci scherzi su tutto. L'importante è che non ce litighi e "non je cachi er cazzo" come dice lui. Tutto qua. Non te fa mette le mani addosso, e vivi tranquillo. Inserisco un cd dei RiverofChange (metalProgressive! chi l'avrebbe mai detto?!) e alzo la musica a palla. Premo sull'accelleratore soprassando a Destra e Sinistra come se fossi su un circuito di Formula1. Adrenalina e musica da stordirsi. Sbaglierò, forse, ma il sabato sera mi piace sfogarmi da subito. 15 minuti dopo sono all'Obelisco. Nessuno. Strano. Mi aspettavo le solite 4/5 macchine e gli amici fuori ad aspettarmi. E invece non c'è nessuno. Altre comitive in attesa di altri amici, ma della mia non c'e' traccia. Strano. Squilla il cellulare. E' una mia ex. "Ma dove vaaaaaai a fare il fico con la macchina scappottata!!!" "eh...cercavo i miei amici...." "eheheh...noi andiamo alle Terrazze! Stiamo partendo adesso! "Se per caso vieni anche tu, fammelo sapere cosi' facciamo due chiacchiere, che non ci vediamo da un bel po'! Dai che ci sono anche delle mie amiche!" "oh, va bene! ti faccio sapere stella! bacio!" Bene! Fosse che stasera rimedio battaglia.... Appena becco gli amici propongo la variante. Appena li becco. Ma ndo cazzo stanno? [Interrompo qua e continuo domani, o stasera. Per colpa della bella serata di ieri, ora mi tocca andare a far visita a un amico che a momenti ci lasciava la pelle. Dio santo.]
Akuma Dixit -
- commenti (4) - Archiviato in racconti, ti consiglio di leggere, specchio E con questa tua visita siamo a *loading*! Di ritorno da una festa di compleanno, abbastanza brillo da farmi venire voglia di scrivere. Chissà cosa ne verrà fuori. KLAUDIA Giugno 2006, Roma Non ricordo nemmeno piu' come si chiama.Katia, forse...o Klaudia; non ricordo, c'era una K che vibrava forte nel suo nome ogni volta che lo pronunciavi. Klaudia. Una come tante, alla fine. Un americana, se non sbaglio. Carina nella media, alta, bionda. Occhi nocciola scuro. Quello che mi piaceva di piu' pero', era il suo fisico. E non era questa strafiga mondiale, no. Davvero. Era..era che era "tanta" , Klaudia. Una corporatura importante ma ben distribuita su tutto il corpo. Una di quelle che quando la vedi prima guardi le tette , poi le cosce e poi, se ancora non si è accorta che le stai facendo una lastra, il volto. Sarà che era una sera del cazzo, di quelle nebbiose e monotone in cui Roma sembra un quartiere di una squallida cittadina di seconda importanza, o sarà anche che alle dieci e mezza ero già sopra di un Havana e un GinTonic..fatto sta che non ricordo come mi trovo seduto allo stesso tavolo di due americane, insieme ad un amico. Klaudia appunto e la sua amichetta del cuore. Non ricordo se Klaudia si chiamasse Klaudia, figurarsi se posso ricordarmi il nome di quel mezzo aborto dai connotati vagamente femminili che lei si ostinava a definire "my beautiful friend", "honey" e termini del cazzo di questo genere. Clicca qui sotto se vuoi vedere com'è andata a finire!
Akuma Dixit -
- commenti (8) - Archiviato in racconti, humor, ti consiglio di leggere, donne e rimorchio E con questa tua visita siamo a *loading*!
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